CHIUSO CENTRO MIGRANTI TITO: EMERGENZA IGIENICA

Si sono concluse nella giornata di ieri, mercoledì 30 novembre, le operazioni di trasferimento, disposte dalla Prefettura di Potenza, degli ospiti dei centri temporanei di accoglienza di Tito e Tito Scalo in altre strutture presenti sul territorio provinciale. Trasferimento resosi necessario in seguito alle ispezioni dell’Azienda sanitaria locale di Potenza, durante le quali sono emerse carenze igienico sanitarie nei locali. Ciò ha determinato l’esecuzione delle ordinanze di sgombero a firma del sindaco Graziano Scavone. Gli ospiti, rispettivamente 42 per il centro di accoglienza di Tito, ubicato in via Roma, e 10 per quello di Tito scalo, ubicato in contrada Santa Loya, sono stati collocati altrove dagli stessi soggetti privati che gestiscono in queste due strutture i rispettivi progetti di accoglienza. Le operazioni di trasferimento si sono svolte senza particolari problemi. «Le ispezioni sono utili per garantire le migliori condizioni per gli ospiti – commenta il sindaco di Tito – ed è giusto esercitarle puntualmente per controllare il rispetto delle norme e il mantenimento dei requisiti igienico sanitari. Occorre però allo stesso tempo ripensare il sistema di ospitalità degli extracomunitari di modo che i progetti di prima accoglienza rappresentino effettivamente una risposta all’emergenza, dunque limitata nel tempo, senza trasformarsi, come avviene in molti casi, in permanenza stabile, con conseguente aumento della possibilità di criticità gestionali». «Attraverso un adeguato supporto istituzionale – sottolinea Scavone – bisogna dunque implementare progetti a maggiore sostenibilità, come gli Sprar, per favorire un percorso di integrazione che si completi con l’acquisizione di una ritrovata autonomia da parte dei soggetti che raggiungono il nostro Paese inseguendo il sogno di una migliore condizioni di vita». «Un modello di accoglienza e integrazione funzionante e virtuoso, come ho più volte sottolineato in sede Anci – continua il sindaco Graziano Scavone – non può prescindere dall’equa distribuzione dei richiedenti asilo in tutti i comuni e tutte le regioni e mantenendo una proporzione tra popolazione residente e ospiti. Diversamente – conclude – si rischia che anche nelle comunità ospitali e accoglienti, come quella di Tito a cui va il mio più sentito ringraziamento per il virtuoso esempio di fratellanza espresso in questi mesi, la sostenibilità dei processi di integrazione degli ospiti delle strutture, che deve rimanere l’obiettivo principale dei progetti di accoglienza, si riduca drasticamente e irrimediabilmente».