TI PAGO, MA MI RESTITUISCI I SOLDI: FAMILY LIFE TV A PROCESSO

Oggi nel processo a carico della Family Life Tv e i suoi dirigenti è stato ascoltato uno degli inquirenti. Il Maresciallo Stefano Marziale ha descritto in via generale la parte iniziale del percorso di indagini preliminari svolte per raccogliere elementi volti a far luce sulla vicenda della Family Life Tv, società di produzione di prodotti multimediali e video, con sede ad Atella. Per l’inchiesta su presunte truffe ed estorsioni perpetrate da dirigenti della società, ai danni di alcuni dipendenti della stessa, sono stati imputati: Pietro Graziano e sua figlia Giulia Graziano, in qualità di gestori dell’attività aziendale, Gerardo Graziano, Vincenzo Donato Graziano, responsabile della contabilità, e l’avvocato Michele Dario Manfreda. I dipendenti denuncianti consegnarono agli inquirenti già una prima documentazione, nella quale comparivano buste paga, oggetto di possibile illecito, immagini di episodi sgradevoli avvenuti all’interno della sede lavorativa di Atella e altro. Il Maresciallo, ribadendo come il caso si originò in seguito alla denuncia di alcuni dipendenti, ha ricostruito le fasi delle prime perquisizioni, scattate nel 2012, effettuate nei locali della Family Life Tv e in particolare presso le postazioni lavorative di alcuni degli imputati. Dalla documentazione acquisita, sulla base della quale è stata delineata l’ipotesi di reato, risultava che i dipendenti attraverso costrizioni dovessero restituire delle somme di denaro sottratte da retribuzioni per prestazioni lavorative. Nello specifico risultò importante il ritrovamento di alcune rendicontazioni manoscritte nelle quali risultavano le cifre delle somme restituite. Tale particolare tipologia di estorsione sarebbe confermata anche da un video nel quale ci sarebbe la prova visiva del reato. Sul piano della contabilità anche altri illeciti sarebbero stati compiuti. Come ad esempio la registrazione di giornate lavorative che non corrispondevano a quelle reali o come modificazioni arbitrarie fatte sui vari Tfr. Un quadro allarmante, in cui i presunti imprenditori finanziavano la loro attività anche tramite una parte dello stipendio corrisposto ai dipendenti che ritornava impropriamente nelle casse della società, a disposizione dei dirigenti. Inoltre, sotto la lente degli inquirenti finì un progetto di formazione, finanziato dalla Regione Basilicata tramite un contributo di 47 mila euro, che avrebbe dovuto svolgersi nella sede dell’azienda. La formazione sarebbe dovuta dividersi in due attività differenti: un corso per tecnici amministrativi e un altro per tecnici di produzione video. Risultavano formalmente avviati alla formazione gli stessi lavoratori della Family Life Tv, tra i quali anche i denuncianti. Formazione che sarebbe avvenuta solo in maniera simulata.Uno dei docenti pare abbia denunciato il fatto. Nella prossima udienza prevista per questo processo, potrebbe essere riascoltato nuovamente come teste il Maresciallo Marziale, al fine di acquisire in maniera dettagliata tutti i particolari sui rilievi probatori effettuati durante le indagini.