IL PUNTO DI PETRULLO. VUOI TU SENATORE DELLA REPUBBLICA FIRMARE LA TUA CONDANNA A MORTE?

luciano-petrulloUna nottata per conoscere il nostro futuro. Saremo innovativi, moderni, social, europei oppure continueremo a girare in Lambretta, falò sulla spiaggia e Guccini da suonare e cantare? Che poi c’è gente che davvero pensa che il muro fra sì e no sia qualcosa del genere. Renzi ci sprona a essere più decisionisti, non a casa nostra o nella vita, beninteso, ma nei poteri da conferire a un governo che si vede sempre più invasivo. E noi lo vogliamo o no? Nell’attesa di conoscere i risultati, allora, proviamo a disegnare scenari fantastici post voto referendario. Vince il no. Musi lunghi, ma neanche tanto. Renzi ha pronto il piano B da settimane. Non molla Palazzo Chigi, anzi raddoppia. Sfida il rsto del mondo a modernizzare il paese, se ne è capace e comincia la cura di oilio di ricino per chi si suppone abbia tradito. Primi fra tutti i senatori e i consiglieri regionali che hanno brigato contro sommessamente per non perdere una barca di privilegi. Quindi costringe il parlamento ad approvare a colpi di fiducia norme che ripropongono la stessa cura dimagrante per la casta di serie b, alias regionali e i sopravvissuti senatori. L’odio lo acceca, la furia lo scuote, comincia a dare i numeri fino a quando non lo depongono con la forza. Il paese si riconcilia e festeggia al pericolo scampato. La gente festeggia per le strade fino a notte fonda, ma già è pronto un nuovo Renzi nelle segrete stanze di pochi strani e misteriosi personaggi, e il risveglio sarà tragico. Vince il sí. Renzi è tronfio, sbava per l’avidità, ha già pronte leggi nuove che se non lo incoronano re, ci manca poco. Si sente forte, spedisce un ciaone a tutti, posta il suo entusiasmo fino a notte inoltrata. Ma pochi strani personaggi lo hanno già di fatto deposto. Il personaggio è diventato ingombrante, in fondo ha fatto quello che serviva, ora può tornare a giocare alla Ruota della Fortuna o anche al nuovo Rischiatutto. Renzi arriva a Palazzo Chigi ma lo accolgono freddamene, sanno già. Lui capisce, prova a resistere, chiama la Boschi, Verdini, Alfano, ma non rispondono. Chiama Cuperlo, ma c’è la segreteria. Si sente perso. Si lega alla scrivania e comincia a piangere e chiamare la mamma. Per Giove che nottataccia, che incubo. Meno male che era un sogno. Saranno state le frittolecchie con le cipolle con le quali ho accompagnato un paio di birre per non sentire gli scrutini. Ma ora mi tocca leggere un giornale o accendere la radio. Che Dio ce la mandi buona.