COSSIDENTE: MI PAGARONO PER UCCIDERE MARTORANO

A processo imputati a vario titolo per associazione a delinquere, gli imputati: Renato Martorano, Pio Albano, Gianvito Amendola, Giovanni Bollettino, Giovanna Brienza, Canio Carlucci, Nicola Coluzzi, Mario Cutro, Francesco Damiano, Romeo Felitti, Massimiliano Galasso, Antonino Garramone, Carmine Garrramone, Caterina Anna Gerardi, Nicola Giordano, Carmine Giuseppe Guerino, Pasquale Lamorte, Rocco Lapelosa,  Vito Antonio Mecca, Rocco Pace, Luigi Postiglione, Saverio Postiglione, Vito Postiglione, Giovanni Quaratino, Raffaele Somma, Dorino Rocco Stefanutti e Vito Antonio Zaccagnino. Presenti in aula Stefanutti e Martorano, quest’ultimo collegato in videoconferenza. Super testimone, collegato anch’egli in videoconferenza, Antonio Cossidente. Questi, collaboratore di giustizia dall’8 ottobre del 2010, interrogato dal PM e da alcuni avvocatori difensori ha risposto in merito a dichiarazioni rilasciate al pubblico ministero negli anni 2010-2011. I racconti di Cossidente sono partiti dalla nascita dei Basilischi, per toccare il decennio degli anni ‘90, distintosi per una sostanziale opposizione tra quel clan, di cui lui era a capo, e quello comandato da Martorano. Contrasti che poi si sarebbero affievoliti dal 2000 in poi. Martorano e Cossidente decisero di comune accordo di spartirsi gli affari illeciti in modo da non ostacolarsi a vicenda e di dividere i guadagni tra le due fazioni. Tra i vari esempi descritti da Cossidente, come ad esempio quello di accordarsi con Martorano per far avere ad una ditta “amica” in subappalto alcuni lavori riguardanti il nodo Gallitello, quello più lampante sembra essere stato l’accordo di non immischiarsi in una faida interna tra clan del Vulture, vicini a entrambi. Nell’occasione si trattava dei Cassotta contro Delli Gatti e Petrilli. Tra le vicissitudini più interessanti c’è stato il racconto di quanto Carmine Guarino, vessato dalle richieste estorsive di Martorano, avrebbe contattato Cossidente per sondare la sua disponibilità ad “eliminare il problema”. Predisposto ad esaudire la richiesta, Cossidente avrebbe fissato il prezzo dell’omicidio nella cifra di 200 mila euro. Così Guarino più volte gli avrebbe consegnato assegni per importi di varie migliaia di euro, fino a raggiungere la somma di circa 60 mila euro. Poi Martorano venne arrestato, Guarino ebbe dei ripensamenti e l’assassinio non venne mai eseguito né i soldi mai restituiti. Guarino sarebbe stato così scrupoloso da consegnare a Cossidente per il delitto, oltre al denaro, anche una pistola calibro 9 corto, con matricola abrasa. Le difese, in particolare quelle di Martorano e Stefanutti, hanno posto numerose domande al super testimone al fine di sondarne l’attendibilità di quanto da egli riferito. In parte ci sono riusciti, perché non sempre Cossidente è riuscito a fornire chiare indicazioni temporali di ciò che aveva ed ha affermato né di portare prove consistenti a supporto.