EX COMPAGNA DI GUARINO TESTIMONIA NEL PROCESSO CONTRO VENA

A processo per usura aggravata e in concorso Vincenzo D’Oriano, Vito Gargiulo e Francesco Vena.  I fatti ormai risalgono a più di dieci anni fa. Basti pensare che l’inchiesta venne condotta dal sostituto procuratore Henry John Woodcock. Francesco Vena, che all’epoca era direttore di una filiale potentina di Banca Intesa, rivestiva un ruolo chiave nei misfatti di prestiti e usura che riguardano gli illeciti contestati agli imputati. Sentita oggi in aula l’allora compagna di Carmine Guarino, imprenditore potentino, che aveva rapporti con Vena. La donna ha raccontata di come sia finita vittima, in virtù di questa sua relazione, di una truffa ai suoi danni. Disponeva di un libretto di assegni intestato a suo nome, ma che sarebbe stato nella piena disponibilità di Guarino, dei cui movimenti finanziari si è detta non informata. I problemi per lei sono cominciati quando ha aperto un conto presso la banca di cui Vena era presidente. Anche il nuovo libretto degli assegni, formalmente a suo nome, era utilizzato da Guarino a sua discrezione. Come ha raccontato si è ritrovata con un debito di molto superiore a 100 mila euro, senza saperlo, poiché né il compagno né Vena l’avevano mai informata di niente. Dopo esser finita protestata e aver pagato una cifra notevole per chiudere la faccenda, il rapporto tra i due amanti si sarebbe inesorabilmente interrotto.