IL PUNTO DI PETRULLO. PITTELLA, DOPO UNA SERIE DI BATOSTE, È ANCORA ADEGUATO?

In fondo è un problema di adeguatezza prima che un problema di gestione, amministrativo o politico. Un mondo nel quale se l’adeguatezza diventasse la regola principale, sarebbe un mondo inequivocabilmente migliore. Pensate, un giudice adeguato alla questione che deve giudicare, cioè con la giusta conoscenza della materia giuridica e di quella specificamente sottesa al giudizio, è un giudice che avrà strumenti giusti e saprà giudicare meglio di uno inadeguato, e così via. Alla stessa maniera oggi dobbiamo chiederci se un governatore, Pittella, imputato, condannato in primo grado dalla Corre dei Conti per danno erariale causato all’Ente che rappresenta, il cui bilancio è stato sonoramente bocciato e rimandato a settembre con obbligo di corsi di recupero estivi, per dire, che subisce anche una bocciatura politica nella sua terra, essendosi speso per il sì e avendo trionfato il no, ebbene dobbiamo chiederci se sia adeguato al ruolo. I punti di caduta, presi uno per uno, potrebbero non essere cosa grave, certo. Infatti fra principio di non colpevolezza, non definitivitá di una sentenza di primo grado, possibilità di rabberciare il bilancio e una sconfitta politica, da soli, non sono niente di allarmante. Mettendoli assieme, però, formano un biglietto da visita inguardabile per un governatore. Si potrebbe parlare di vero e proprio, totale, fallimento. Non si salva da nessun punto di vista. Come legislatore ha pubblicato 26 leggi su 27 senza addirittura prevederne la copertura finanziaria, che è come pretendere di fare il pieno senza voler pagare, senza raccontare le altre mirabilie contabili per buon gusto; come consigliere deve restituire una bella somma alla Regione che rappresenta perché non spesi per motivi istituzionali (e voglio solo pensare a una eventuale azione di recupero che dovrebbe, proprio lui, avallare contro se stesso. Conflitto di interesse? Ma dai!), risulta imputato, cosa che, con tutto il principio di non colpevolezza, non è mai cosa elegante; infine, come politico, gli è stato urlato un definitivo No, finanche nella sua terra natia, e sappiamo bene la valenza politica del referendum. Una serie di colpi che, però, pare sopportar bene se, come dicono, abbia manifestato l’intenzione di non mettere in discussione neanche per un minuto, il suo ruolo. Come Renzi, però, è al capolinea politico; non ha un merito, neanche quello di aver fatto almeno finta di difendere la Basilicata nel referendum sulle trivelle, anche lì, sonoramente e definitivamente bastonato. Diversamente da Renzi, però, non molla, non abbozza dimissioni che lo riscatterebbero quantomeno come uomo. Ha lo scettro e vuole difenderlo, costi quel che costi, soprattutto ai lucani. Lavora, comunque, per un futuro roseo delle opposizioni. Ogni giorno di governo lo allontana dalla scena politica, avvicinando tutti gli altri protagonisti, oggi in minoranza, all’interno come fuori dello stesso PD, ma forti di uno spot in negativo che Pittella manda in onda ogni giorno, a reti unificate, con diverse e tutte significative scenografie. L’opposizione ringrazia e la smettesse di chiedere le sue dimissioni, ogni giorno è una manciata di consenso che cambia direzione. Se ne rendesse conto, si sarebbe già fatto da parte, ma o è inconsapevole della situazione nella quale si è cacciato o ragioni superiori giustificano il suo sacrificio personale politico. Se vuole continuare a vivacchiare è libero di farlo, nel frattempo la Basilicata sta alla finestra preoccupata per la prossima diavoleria che saprà inventarsi il prode governatore, sperando di totalizzare il minor danno possibile.