USURA ED ESTORSIONE: ASSOLTO L’EX COLLEGA DEL SUICIDA

Si è conclusa, presso il Tribunale di Potenza, una presunta vicenda di usura ed estorsione, che già nel 2015 ebbe un primo tragico epilogo, nella quale erano coinvolti due imprenditori locali. Quell’anno L., che era titolare di una ditta di autotrasporto, dopo esser rientrato in Italia dalla Romania, dove si era rifugiato per un periodo, morì suicida in un albergo laziale. Gli inquirenti, in base ad alcune indiscrezioni che avevano raccolto sul suo conto, avviarono una serie di accertamenti sui suoi movimenti bancari, dai quali emerse la presenza di due assegni, uno in entrata e uno in uscita, ritenuti sospetti e possibili indizi di illecito nei confronti di Salvatore Laino, anch’egli imprenditore e finito sotto processo per i reati di usura ed estorsione. La requisitoria del Pm ha messo in evidenza le date di questi degli assegni in questione e il loro importo. Nel 2007 Laino prestò a L. la somma, arrotondata per eccesso, di circa 9 mila euro. Dopo quasi due mesi L. restituì a Laino l’importo, anche questo arrotondato per eccesso, di 14 mila euro. Inteso il primo assegno come prova della contrazione di un debito, il secondo si configurerebbe come prova del reato di usura, considerando che nel 2007 il saggio di interesse legale era pari a 2,5%. Avendo L. in soli due mesi restituito 6 mila euro di interessi, oltre la sorte capitale, saremmo in presenza di interessi corrisposti per un tasso di molto superiore a quello consentito. Inoltre a corroborare l’ipotesi di usura c’erano le eterogenee posizioni debitorie di L. nei confronti di altri creditori. Quindi la presunta vittima si trovava in uno stato di bisogno dovuto a difficoltà economica. In conclusione, ritenendo che ci fossero, a carico di Laino, anche prove per atti estorsivi, il Pm ha chiesto la condanna a 6 anni di reclusione. L’avvocato difensore di Laino, Franco Trivigno, ha fornito un’altra ricostruzione dei fatti. Come emerso nel processo, i due imprenditori avevano un trascorso, relativamente lungo, di collaborazione lavorativa. Per esempio accadeva che fosse L. a prendere determinati lavori e quindi a fatturarli, ma che Laino li eseguisse materialmente. Per questo i movimenti finanziari tra i due non erano da considerarsi come avvenuti tra persone che stanno nella posizione, l’una di usuraio e l’altra di usurato. Inoltre, senza entrare molto nei particolari, in rispetto della tragica morte dell’ex collega dell’imputato, il difensore ha fatto notare di come alla base di quel gesto ci potevano essere altre cause, che lo stesso L. avrebbe fatto intendere in scritti redatti di sua mano. Trattasi di sentimenti di rimorso e pentimento per alcune azioni compiute, anche nei confronti di suoi amici, che si erano rivelate dannose. Il giudice, accogliendo le richieste della difesa, ha assolto Salvatore Laino per non aver commesso il fatto.

Ferdinando Moliterni