NO RADAR MONTE LI FOJ. PRESENTATA DENUNCIA ALLA PROCURA

Questa mattina un numeroso corteo organizzato dal comitato «No Radar», in cui erano presenti anche altre associazioni come «La Quinta Porta», partendo da piazza Zara si è diretto alla volta del Tribunale di Potenza, dove è stato depositato, alla Procura della Repubblica, un esposto. Nella denuncia sono riportate tutte le motivazioni del no e gli eventuali abusi del progetto secondo il comitato. Il progetto prevede l’istallazione di un’antenna radar sul Monte Li Foj a Picerno. «Innanzitutto l’area prevista per l’allocazione del radar – afferma Roberto Robilotta, Presidente dell’Associazione La Quinta Porta – è protetta, sottoposta a vincoli idrogeologici e paesaggistici. Inoltre le caratteristiche del radar, per esempio dimensioni e potenza, così come abbiamo potuto visionare in un progetto, non corrispondono alle finalità previste e indicate, che sono quelle di uso per rilevazioni metereologiche. Non c’è – conclude Robilotta – neanche un vero studio preliminare che, in merito al radar, valuti e relazioni sul suo impatto ambientale e quantifichi in maniera precisi i rischi e i danni derivanti dall’elettromagnetismo ad esso collegato». In un comunicato del comitato 8 Novembre, anch’esso presente alla manifestazione di oggi, si legge: «nel 1998 la Protezione Civile Nazionale presentò un progetto di installazione di numerosi radar metereologici sulla penisola, fra questi siti nel Sud ne era stato individuato uno in provincia di Lecce poi spostato per le ingerenze dell’allora primo ministro D’Alema che aveva la sua base elettorale proprio in quella zona. La sede del radar fu poi spostata in Provincia di Potenza, sul monte Li Foj, che è tutt’ora una zona SIC (sito di interesse comunitario) di importanza europea data la particolare biodiversità del sito. L’amministrazione del tempo a questo non ha dato importanza e ha iniziato questo progetto. Il radar – continuano gli esponenti del comitato – che ha un costo di 1.200.000 euro avrebbe dovuto giocare un ruolo importante per la ricerca metereologica e idrogeologica. I campi elettromagnetici dati dal radar per la ricerca metereologica possono portare a rischi di leucemie infantili anche se a basse intensità e per tempo prolungato come dimostrano le ricerche condotte da AIRC (Associazione Internazionale Ricerca contro il Cancro). Nel corso di questi quasi venti anni,è stato cambiato il suo utilizzo passando da solo radar meteorologico ad anche militare. I radar militari sono in grado di inviare onde elettromagnetiche per un raggio di circa 300 km , toccando nel nostro caso tutta la Basilicata, con comuni come Potenza, Ruoti e Picerno nella cosiddetta fascia rossa, in cui, come dimostrano numerosi studi condotti dall’ISS, le radiazioni elettromagnetiche porterebbero a un incremento di tumori, leucemie e disturbi come depressione. Inoltre nelle vicinanze di questi radar, l’ISS vieta l’esposizione per uomini e animali presenti in prossimità del monte Li Foj. Tutto ciò – proseguono i portavoce – avviene con il beneplacito delle istituzioni,le quali hanno sempre taciuto a riguardo, anzi , il Presidente della regione Pittella ha invitato ad accelerare i tempi per l’innalzamento del radar, di circa 26 metri, tutt’ora nei capannoni, pronto però per l’utilizzo. La comunità lucana dice NO ad un altro sopruso della propria terra ormai da anni meta di conquiste per petrolieri, un altro sfruttamento sarebbe proprio il radar, il quale dimostra già dalla valutazione d’incidenza presentata al Ministero dell’ambiente numerose falle riguardo il possibile inquinamento e effetto sulla natura circostante. L’intensità – lamentano – di un radar militare è di più di 1 MW con picchi di 500 kW ogni 2 microsecondi e la stessa Arpab non ha potuto valutare i rischi che comporterà il radar. La terza commissione consiliare anche con l’assenza dell’assessore all’ambiente e al territorio Pietrantuono, ha accolto con molta velocità il comitato No Radar e con stessa velocità l’ha deluso non dando nessuna risposta in merito all’attuazione del progetto del Radar. La comunità lucana è ormai stanca della totale incapacità della classe politica che ancora una volta non riesce a dare risposte. Il Coordinamento 8 Novembre – concludono i rappresentanti – la comunità studentesca e la popolazione Lucana dice NO a tutto questo e farà sentire la propria voce nella manifestazione».