IL PUNTO DI PETRULLO. L’EREDITÀ DI RENZI, CHE CUCCAGNA

luciano-petrulloChe eredità da sceicchi ci hanno lasciato i mille giorni di Renzi, roba da uscirne pazzi. Lui dice, minor debito, maggiore occupazione, grandi riforme eccetera. Gli italiani non condividono, tanto da averlo detto a chiare lettere in occasione del referendum. Quelle poche volte che gli italiani vengono interpellati bisogna togliere l’audio per evitare che una novella censura di stato si manifesti forte per eccesso di vituperio. E poi manifestazioni, fischi, urla, dai, un po’ come per Pittella in giro per la Basilicata. Però Renzi si è inventato anche le manifestazioni pro fallimento al ritmo di “il segretario del PD non si tocca. Fallimento trionferà”. Roba notevole. Ma parlavamo dell’eredità renziana, l’unica che giuridicamente garantisce il trasferimento agli eredi col de cuius ancora in vita, poticamente, è ovvio. Ebbene abbiamo innanzitutto l’Italicum. Dicasi Italicum quella legge che garantisce all’occasionale vincitore di turno di fare cappotto. Pensate agli umori popolari dopo una stagione di cinghia sempre più stretta, con quel voto che molti definiscono con un’espressione troppo brutta, evocando espulsioni tanto violente quanto inattese, di pancia, ebbene chiunque si ponesse come alternativa, millantata o reale che sia, allo strozzino di stato, con un minimo di messa in scena credibile, vedi M5S, ebbene farebbe cappotto, strike, manita o quello che volete voi. E tenete presente che il PD non finisce mai una legislatura e, quando dura un po’ di più è perché ce li affibbiano senza passare dal voto e, cosa ancora più importante non vince mai due volte di fila le elezioni. Comunque Questo è il lascito più di pregio che ci lascia Renzi, da un punto di vista della legislazione in vigore. Avrebbe voluto lasciarci anche una Costituzione menomata, rabberciata alla buona, una Costituzione-mostro, ma non gli è riuscito,  solo perché è intervenuto il popolo italiano, perché fosse dipeso dal parlamento era già bella e in vigore, con buona pace dei principi di democrazia, partecipazione, logica e serietà. Ma l’eredità contiene ben altro. Per esempio un aereo ad uso del premier che ci invidia finanche Trump, sul quale non vede l’ora di salirci un Franceschini, Padoan oppure un Renzi Matteo, che è cosa ben diverso dal  Matteo Renzi dimissionario, che, lo sappiamo bene, ha abbandonato politica, partito, spocchia ed è in volo con Veltroni per palcoscenici africani dove realizzarsi nel dono di se stessi ai più bisognosi. Ci ha lasciato in eredità gli esiti di esondazioni e terremoti, mai così concentrati sull’Italia come nel periodo di Renzi, tanto che in molti cominciano a chiedersi se non porti alla fine pure sfiga. Ma ci ha lasciato soprattutto il renzismo, versione riveduta, corretta, evoluta e con modifica a testata e marmitta del berlusconismo. Dicesi renzismo quella rara malattia che rende scienziati della politica, statisti, luminari e perle rare chiunque sappia indossare una camicia bianca e girovagare su un palcoscenico con il microfono in mano, parlando fittamente, sparando spot a ripetizione, qualche battuta e un generoso numero di invettive a destra come a manca. Dicesi renzismo la gestione bullistica del potere, l’irrisione dell’avversario (vedi ciaone, gufi, rosiconi, accozzaglia ecc.), l’incedere spavaldo, l’espressione compiaciuta e un po’ ebete, la supponenza, la mancanza di dubbio alcuno. Una buona dose di questo lascito è arrivato, sotto forma di legato, direttamente in Basilicata, dove un Pittella ancora in versione “sono il migliore” se ne è appropriato avidamente. Altri se ne sentono, però, legittimi destinatari, tanto da avanzare, neanche tanto timide, loro candidature a capo squadra del cantiere Basilicata. Scoppierà una guerra fratricida fra tutti quelli che si sentono eredi di Renzi, e quindi si rende necessario un chiarimento. Renzi comunque è stato già di fatto abbondantemente scaricato dai più. La guerra è quindi sulla eredità del renzismo, quel modo di fare ritenuto ancora e a torto, vincente, che in una parola si può riassumere così: ho fatto il consigliere (comunale, regionale o che volete voi) posso, quindi, guidare il mio paese verso il futuro. Questa forma di renzismo coniugata col la sindrome da coppola che colpisce chiunque si affacci alla politica anche solo per una stagione, ha effetti, purtroppo, devastanti, già su costoro, figuriamoci sulla collettività. E sì, perché a loro va l’eredità del renzismo, che tutto sommato …… gli fa comodo, a noi gli effetti terrificanti di questo. E ho detto tutto.