AUGURI GIANNI

L’11 dicembre del 1944, mentre la seconda guerra mondiale sta mietendo milioni di morti e provocando distruzioni assurde e devastanti, a Monghidoro, un piccolo paese di poco più di tremila anime, in provincia di Bologna, nasce Gian Luigi Morandi, detto Gianni. La sua modestissima famiglia, il padre ciabattino e la madre casalinga, lo coltiva a pane e Marx, come nella migliore tradizione comunista di quei territori. Era però anche una famiglia dove l’allegria non mancava mai, come spesso succede nelle case umili ma stracolme di valori veri. Tutti in famiglia lavoravano cantando durante la giornata e quella buona abitudine fu essenziale per fa nascere in Giannino, come affettuosamente lo chiamavano da piccolo, l’amore sfrenato per la canzone e la musica in generale.
Iniziò a cantare per il pubblico nelle serate delle feste dell’Unità, numerosissime da quelle parti, con un compenso di mille lire a serata, poca cosa in realtà, ma per Gianni quei soldi erano il riconoscimento tangibile e sacrosanto della sua capacità di intrattenere la gente con la sua voce.
Confortato da questa sua inossidabile convinzione, Gianni inizia a partecipare ad innumerevoli concorsi canori, in alcuni riesce a primeggiare in altri meno, ma lui va avanti forte della sua tenace volontà e della certezza che le porte del successo siano non lontane da lui.
Nel frattempo tenta anche la carriera pugilistica ma con scarsi risultati anche se questa esperienza servirà a fortificargli il carattere e la determinazione.
Nel 1962 vince il Festival di Bellaria in Svizzera ed ottiene, finalmente, un contratto con la RCA italiana. Nello stesso anno sbanca il mondo della musica leggera con un brano che costituirà, nel tempo, una icona del rinnovamento musicale, fino ad allora ancora intriso pesantemente di rime tra cuore ed amore, la travolgente “Andavo a cento all’ora”. Un po’ quello che succederà qualche decennio dopo con “Vita spericolata” di Vasco Rossi.
Ormai fa parte di diritto della nuova generazione musicale, quella che, abbandonato lo stile imbalsamato degli anni 50, inizia ad urlare per imporre il beat, il rock, insomma tendenze vicine alla protesta giovanile di quei tempi. Seguono canzoni sempre “veloci” e fuori dalle etichette melense precedenti, quali “Go kart twist” e “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”.
Ma il gusto popolare, pur apprezzando questo nuovo modo di proporre la musica leggera, non sembra rinunciare alle belle canzoni d’amore, che in fondo costituiscono la vera caratteristica della canzone all’italiana. Con il trittico “in ginocchio da te”, “Non son degno di te” e “Se non avessi più te” Morandi si appropria anche di questa voglia popolare ed esplode in maniera fragorosa ed il successo di questi brani costituisce ormai la consacrazione a mito di questo cantante. La geometrica struttura delle canzoni degli anni ’60, frutto di una consolidata analisi dei gusti musicali dell’epoca, permette di sfornare successi in maniera industriale. Così Morandi sbanca ogni classifica con altri brani ancora adesso ascoltati ed apprezzati come “La Fisarmonica”, “Se perdo anche te”, ma soprattutto con “C’era un ragazzo” una canzone che coglie in pieno la protesta giovanile dell’epoca contro la guerra in Vietnam. Questa canzone travalica i confini italiani, diventa un cavallo di battaglia della grande Joan Baez ed in breve diventa un inno di contestazione in tutto il mondo occidentale:
cantava viva la Libertà/ ma ricevette una lettera/ La sua chitarra mi regalò/ fu richiamato in America
Stop ! Coi Rolling Stones ! /Stop ! Coi Beatles stop !/ M’han detto va nel Viet-nam/ E spara ai Viet-cong
Nel 1968, quasi una certificazione del suo grande successo musicale, vince la seconda edizione di Canzonissima, una trasmissione seguita da oltre trenta milioni di italiani, con una canzone che ancora adesso fa buona figura nelle play list di ogni band che intrattiene la gente nei locali italiani. Il brano “Scende la pioggia”, una cover di un successo dei The Thurtles, è ritmicamente accattivante e si lascia ascoltare perché strutturato con intelligenza. Bissa il successo a Canzonissima l’anno dopo con un’altra canzone molto nota “Ma chi se ne importa”, anche questa fresca, spensierata, allegra ed anche un po’ sfrontata per l’epoca.
Ma chi se ne importa/se adesso il mio cuore si spezza/Un giorno d’amore per me/vale più di cent’anni.
Sembrava un capriccio/ed invece per lei sto morendo/Peccato che al mondo si vive/una volta soltanto
I suoi dischi ormai si vendono a milioni di copie ma gli anni 70’, quelli denominati “di piombo” per la feroce contestazione studentesca, gli assegnano l’etichetta di cantante commerciale, poco impegnato, fuori dagli schemi. Si privilegiano in quell’epoca i cosiddetti cantanti impegnati, Guccini, Bertoli, De Gregori, De Andrè, Dalla, I Nomadi, Gaetano, Gaber. Morandi viene contestato ovunque si presenti a cantare e ne rimane così amareggiato che in pratica abbandona la professione di cantante e si dedica ad altre attività tra cui al perfezionamento classico del contrabbasso presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
Con gli anni ’80, placatasi la corrente contestataria, Gianni Morandi rientra nel mondo della musica leggera e, come se l’interruzione non fosse mai esistita, riprende il suo cammino costellato da altri successi. Così vengono accolte con grande favore sue canzoni come la deliziosa “Canzoni stonate”, “Bella signora”, la bellissima “Banane e lampone”, “Grazie perché” ed infine nel 1985 porta a Sanremo il brano “Uno su mille” un inno all’impegno, alla tenacia, al sacrificio.
Se sei a terra non strisciare mai/se ti diranno sei finito…non ci credere/devi contare solo su di te Uno su mille ce la fa/ma quanto è dura la salita/in gioco c’è la vita
Nel 1987 vince a Sanremo, insieme a Tozzi e Ruggeri, con il brano: “Si può dare di più” una canzone dagli evidenti contenuti sociali che invita ad aiutare i più deboli. In breve questo brano diventerà l’inno del richiamo ad aiutare gli altri, quelli in difficoltà, gli ultimi.
Ma se afferri un’idea/che ti apre la via/e la tieni con te/o ne segui la scia
risalendo vedrai/quanti cadono giù/e per loro tu puoi/dare di più.
Gianni si cimenta anche come attore in film e serie televisive. Indimenticabile il film di Pietro Germi “Le castagne sono buone”, “Faccia da schiaffi” ed in televisione “Voglia di volare”, “La voce del cuore” e altri. Nel 2011 e 2012 presenta Sanremo in una sorta di ricorso storico iniziato su quel palco tantissimi anni prima.
E’ stato uno dei fondatori della “Squadra del cuore” ovvero la Nazionale di calcio dei cantanti. Ancora adesso, alla bella età di 72, è sempre presente alle manifestazioni di beneficenza organizzate da questa nazionale e scende in campo con quella sua verve da ragazzino che non ha mai perso, insieme al suo sorriso di uomo fortunato che non dimentica però chi non ha avuto la sua stessa fortuna e soffre per vicende avverse che la vita troppo spesso assegna alla rinfusa.
Sebastiano Zirpoli